mercoledì, dicembre 13, 2006

Fini è lungimirante, guarda a Sarkozy...


Intervista a Benedetto Della Vedova di Desirèe Ragazzi
Da Il Secolo d’Italia del 13-12-06 pag.5

«Un'apertura seria e intelligente da parte di un leader che guarda all'esperienza francese di Sarkozy con grande attenzione. La destra parigina sui temi delle unioni civili ha assunto posizioni articolate, non ideologiche e non di chiusura rispetto a realtà sociali che riguardano tutto l'elettorato e non solo una parte di esso». Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori liberali e deputato di Forza Italia, si mostra soddisfatto per la disponibilità mostrata da Gianfranco Fini sul tema delle coppie di fatto.

Il leader di An pone dei paletti: non si possono equiparare le unioni di fatto al matrimonio. Ed è contrario ai matrimoni gay, alle adozioni e alle derive zapateriste...
I primo passo è stato compiuto ed è il più importante. In un tema delicato come questo, la disponibilità alla discussione è il passo decisivo. Finì ha avuto il coraggio di aprire un varco in un campo dove, spesso anche all'interno del partito, talvolta è sorto qualche equivoco e qualche incomprensione. Personalmente sono disponibile a discutere qualsiasi ipotesi. Però non posso esimermi dal considerare che le coppie di fatto eterosessuali non hanno nessuna priorità, nessun bollino di precedenza.

Perché?
'Perché per loro non sposarsi è una libera scelta. Potrebbero benissimo contrarre un matrimonio civile e con questo assumere gli impegni e accedere a tutte le prerogative riconosciute dalla legge. Caso diverso, invece, è quello delle coppie omosessuali. Non hanno alcuno strumento legislativo pubblico che tuteli la loro unione. Chiaramente per loro non parlo di matrimonio perché questa è una figura antropologicamente definita.

Quindi lei non chiede l'equiparazione delle unioni tra gay al matrimonio?
Assolutamente no...

Nei giorni scorsi si è detto contrario a quello che ha definito una sorta di "diritto di famiglia parallelo". Che cosa significa?
L'idea dei Pacs estesa alle coppie eterosessuali finirebbe con il generare matrimoni prima di serie "b", poi di serie "c», poi di serie "d”. Non si finirebbe mai. Le coppie di fatto, salvo il caso di chi è in attesa di divorzio, vivono questa condizione come una libera scelta. Il riconoscimento dei Pacs, quindi, delineerebbe una sorta di "diritto di famiglia parapetto" assai più eversivo dal punto di vista costituzionale del semplice riconoscimento civile delle coppie omosessuali. L'idea che il regime fiscale dei coniugi vada esteso a coloro che, potendolo, non vogliono diventare coniugi ha letteralmente dell'incredibile. Non solo per gli effetti che questo avrebbe sul piano finanziario, ma innanzitutto perché questa "beneficenza di Stato" prescinderebbe totalmente dalla scelta libera e responsabile dei "beneficiati".

Perché la posizione delle coppie gay è diversa?
Hanno l'esigenza di garantire il contenuto "contrattuale" del loro rapporto e sono del tutto privi di istituti di tutela. Su questo ritengo che l'ordinamento civile dovrebbe essere aggiornato, riconoscendo una realtà sociale che non dev'essere discriminata e, nello stesso tempo, non può essere fatta rientrare netto schema della "famiglia tradizionale". Solo su questa fattispecie è urgente intervenire, scegliendo laicamente non già dì estendere a essi benefici e prestazioni, ma di riconoscere loro diritti di cui al momento sono ingiustamente privi.

La posizione di Fini potrebbe creare problemi al disegno centrista dell'Udc?
Se Casini avesse come reazione quella di irrigidire le posizioni all'interno dell'Udc farebbe un'operazione contraddittoria a quella preannunciata. Il riferimento ad Aznar e al Ppe, dove su questi temi sono molto più moderati, dovrebbe spingere l'Udc a una posizione di apertura...

Il centrosinistra sarà in grado di presentare un progetto condiviso?
E’ un errore grave arrivare a un disegno di iniziativa governativa. Un tema delicato come questo dev'essere affrontato in Parlamento. Ed è fisiologico che su entrambi gli schieramenti ci siano posizioni contrapposte.

La Cdl sta dimostrando di non tirarsi indietro...
La Cdl deve partire dal presupposto che sulla politica fiscale o su quella estera si deve raggiungere il massimo consenso possibile. Ma su temi etici ì presupposti sono diversi.
Non può proporsi come un fronte compatto conservatore, fosse anche solo perché i( "popolo di San Giovanni", unito nella battaglia antistatalista sull'economia, ha su questi temi posizioni diverse e articolate, liberati, libertarie, cattoliche. E quindi pensare a una posizione di chiusura e conservatrice sarebbe un grave errore. Su temi come i Pacs dobbiamo rappresentare tutte le posizioni del nostro elettorato. Non dobbiamo correre il rischio di ingabbiare i nostri elettori su scelte eticamente sensibili