domenica, dicembre 10, 2006

Antonio Martino:Lo Stato non è padrone di Welby

da Libero del 10 dicembre 2006, pag. 7

di Antonio Martino

C'è un aspetto fondamentale del caso di Piergiorgio Welby che non mi sembra sia stato affrontato esplicitamente e che, a parer mio, merita di essere evidenziato. Per un credente, la sua vita appartiene a Dio; un non credente è invece convinto che la sua vita appartenga a lui, e a lui soltanto. Com'è ovvio, sarebbe impossibile, attraverso una discussione razionale, mettere d'accordo i due punti di vista. Come sosteneva Frank Knight, il fondatore della prima Scuola di Chicago di economia: “L'unico modo di evitare controversie sui grandi principi è quello di non discuterli mai”. A mio parere, tuttavia, non è affatto necessario che uno dei due rinunci al proprio punto di vista. Entrambi hanno pieno diritto a mantenere la propria opinione e a comportarsi di conseguenza. Su un punto a me sembra che non possano che essere d'accordo: le loro vite non appartengono allo Stato. Invece, la vicenda Welby dimostra che proprio questa è l'opinione di gran parte dei protagonisti. Lo Stato si intromette nel rapporto di Piergiorgio Welby con la sua vita; solo lo Stato,grazie alla superiore saggezza dei suoi illuminati legislatori,hall diritto di stabilire se Welby possa o meno cessare di subire intollerabili sofferenze. Se il ministro della Salute o chi per lui alza il pollice verso l'alto, Welby potrà addormentarsi senza continuare a soffrire; se invece il pollice è rivolto verso il basso, Welby deve continuare a patire le pene dell'inferno. Vi sembra accettabile, ragionevole, sensata questa impostazione? A me no. Divieto assurdo. La tesi ha una sua storia,come confermato dalle leggi che vietano il suicidio. Si arriva all'assurdo che può essere punito il tentativo non riuscito ma non il reato consumato (la Chiesa, in realtà,commina una pena postuma vietando la sepoltura del suicida in terra consacrata). Badate bene che non sto affatto mettendo in dubbio la sacralità della vita: quello è uno dei pochissimi valori indiscutibili. Ritengo che abbiamo il diritto e forse anche il dovere di cercare di dissuadere un nostro simile dal togliersi la vita. Manon credo affatto che siamo autorizzati all'uso della forza per impedirglielo, specie quando non di vita si tratta ma di sopravvivenza che ha assai poco di umano e che è caratterizzata da sofferenze inenarrabili. L'assurdità di sostenere chela mia vita appartiene allo Stato è solo una delle tante manifestazioni di statolatria del nostro tempo. Che dire del fatto che è implicitamente accettato da moltissima gente che, dal momento che lo Stato sopporta il costo delle cure mediche, attraverso il servizio sanitario nazionale, la mia salute non appartiene a me ma allo Stato? E' in base a questo aberrante principio che i politicanti si arrogano il diritto di impormi come vivere, cosa e quanto mangiare, se fumare o non fumare, in un crescendo rossiniano di insensatezze:diete obbligatorie (ci arriveremo), divieto di taglie di vestiti da donna troppo ridotte (per impedire la tentazione all'anoressia), lotta alla sedentarietà(prima o poi ci costringeranno a fare jogging inseguiti da agenti speciali del ministero della Salute), e via farneticando. Come ho altra volta ricordato,questa impostazione pone un dilemma quasi insolubile all'autentico patriota. Se, infatti, vive seguendo pedissequamente i canoni del salutismo più bigotto, si astiene dall'assumere rischi evitabili,si comporta come se fosse malato in modo da essere in perfetta forma al momento del trapasso, fa risparmiare al servizio sanitario nazionale quanto avrebbe dovuto spendere se si fosse ammalato. Ma se la bigotteria salutista gli allunga la vita, mette a repentaglio la solvibilità del sistema pensionistico pubblico. Che fare? Semplice. Vivere in perfetta salute fino all'età del pensionamento e poi tirare le cuoia! Purtroppo, c'è assai poco da ridere, sono temi maledettamente seri. Dobbiamo ribellarci con tutte le nostre forze alla tendenza, tanto più pericolosa in quanto subdola, ad attribuire allo Stato (cioè apolitici e politicanti) la proprietà sulle nostre vite. Non è vero che esistano valori assoluti noti soltanto ai nostri governanti e da noi ignorati e non è, quindi, accettabile chele scelte riguardanti le nostre vite debbano essere prese da loro anziché da noi. Giù le mani dalla mia vita!

2 Comments:

Anonymous Nicola R said...

Sempre perfetto Martino. Lui è uno dei principali motivi che mi hanno sempre spinto a votare Forza Italia fino ad oggi. (i RL in Sardegna non c'erano....)

8:55 PM  
Anonymous Anonimo said...

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