venerdì, luglio 07, 2006

Il mandato tradito. Tratto da www.pensalibero.it

Davvero un buon inizio, non c'è che dire: le liberalizzazioni del ministro Bersani e i provvedimenti a tutela dei consumatori sono il primo vero successo del Governo in carica.

Si tratta, è bene precisarlo, di misure di entità modesta - quantunque abilmente orchestrate dai giornali amici - che strizzano l'occhio al mondo delle cooperative rosse (in particolare nella manovra sui farmaci da banco) e omettono volutamente di calpestare i privilegi delle lobby care al centrosinistra. E tuttavia, almeno nei provvedimenti che incoraggiano la trasparenza nel rapporto tra banche e clienti, che adombrano l'introduzione della "class action" (l'azione collettiva dei consumatori), o che sanzionano chi viola la concorrenza, il ministro Bersani ha mostrato di aver pienamente compreso la lezione delle urne: è necessario condurre un'azione politica che prescinda dagli estremismi e sottenda il dialogo con lo schieramento avversario.

Un dialogo, quello proposto da Bersani, che mira a sfaldare l'opposizione di centrodestra non già opponendogli tematiche tradizionalmente "di sinistra", ma adottando e facendo propri i punti cardine della sua politica.

Alla base della manovra, per quanto possa apparire paradossale, vi è quindi la volontà di dar vita ad un "nuovo centrodestra" - almeno sotto il profilo economico - che riesca laddove il precedente ha fallito, abbracciando gli ideali del "partito liberale di massa" e dando voce, in questo modo, alla delusione dei tanti moderati di fronte all'operato del Governo Berlusconi.

Una scelta ben precisa che si scontra con un interrogativo di portata più ampia: è questa la politica economica che si attendeva la stragrande maggioranza degli elettori di centrosinistra? Sono questi i provvedimenti che la base Ds, partito maggioritario della coalizione, si aspettava che fossero primariamente approvati? Il pacchetto di Bersani, in definitiva, rientra nel mandato dato all'Unione per governare? A giudicare dalle premesse, dal contraddittorio programma elettorale - piccolo capolavoro di cerchiobottismo - e dal tanto parlare, ad esempio, di Patrimoniale, la risposta non può che essere negativa.

Ancora: sarà sufficiente la carica "promoveatur ut amoveatur" elargita a Fausto Bertinotti, prigioniero delle mura dorate della Presidenza della Camera, per tenere a bada lo sviscerato anticapitalismo della sinistra radicale? Accetteranno di piegarsi ad un simile compromesso, coloro che fino a ieri tuonavano contro i mali del liberismo e guardavano a Cuba come all'esempio da seguire?

Se così accadesse, sarebbe la dimostrazione più plastica di quanto l'italico bipolarismo, nato a furor di giudici nel biennio del terrore, abbia annullato le singolarità di ogni forza politica al punto da confondere sinistra e destra, riformismo e conservatorismo, nazionalismo e federalismo, e abbia determinato un processo, forse irreversibile, che sconfinerà nel più desolante nichilismo identitario.

Giulio Laroni

g.laroni@pensalibero.it

1 Comments:

Blogger stefania said...

Sto cominciando a pensare che non di liberalizzazioni si tratta, quando più che altro di propaganda mediatica.

Ci spieghino i signori della sinistra come mai si toccano categorie "care al centro-destra" mentre quelle "care al centro-sinistra" no.

Pare sia una misura punitiva nei confronti del centro-destra.

Bisognerebbe leggere bene il decreto del ministro, piuttosto che basarsi su ciò che scrivono certi giornali o ciò che dicono i TG.

Insomma, non cadiamo nella trappola di una propaganda che la sinistra attua per sviare l'attenzione sui temi importanti del paese.

Io andrei molto cauta. Certo è che, se le liberalizzazioni le avesse fatte il centro-destra, le avrebbe sicuramente fatte meglio.

Sappiamo che liberalizzare era la missione di Berlusconi, affondata poi dai continui scioperi dei sindacati e dalle pressioni di qualche esponente della coalizione.

2:46 PM  

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