martedì, aprile 11, 2006

NASCE IL CLUB RIFORMATORI LIBERALI "CAGLIARI"



Chi siamo

Progetto politico

La sfida della libertà
Le ragioni che portarono gli elettori italiani a scegliere in maggioranza le coalizioni di Centrodestra nel 1994 e, di nuovo, nel 2001 non sono venute meno. E’ la sfida della libertà che all’inizio degli anni ’90 scosse, prima nei referendum e poi nel voto elettorale, le fondamenta di un sistema politico che si era ripiegato su se stesso, inadeguato alle sfide del futuro, ed oramai incapace di trasformazione. E’ la sfida della libertà che impedì agli eredi del comunismo e del fallimento politico, economico e morale della prima Repubblica, riuniti sotto le insegne del Centrosinistra, di perseverare nel malgoverno e nell’uso politico della giustizia. E’ la sfida della libertà che oggi anima le speranze e le ragioni di milioni di italiane e italiani, pur dopo anni difficili, a livello nazionale e internazionale, segnati tanto da delusioni quanto da faticosi progressi.

Innovazione contro conservazione
Ma non esiste alcuna possibilità che l’Italia regga, per il futuro, la “sfida della libertà”, se la politica italiana non raccoglie, da subito, la “sfida della modernizzazione”. L’Italia sta ancora duramente facendo i conti con un modello di sviluppo e di coesione che scaricava per intero il proprio costo sulle generazioni future e sugli equilibri finanziari e valutari del paese: un modello oggi semplicemente insostenibile, che ha premiato il privilegio contro il diritto, l’inefficienza contro l’investimento, la rendita contro la produzione, la “garanzia” contro l’iniziativa di rischio, la protezione contro la concorrenza, la “posizione” contro il merito, la conservazione contro l’innovazione. All’interno e all’esterno del continente europeo, gli ultimi decenni hanno invece premiato i paesi e i governi che hanno realizzato riforme liberali, innovative e di mercato, tanto sul piano economico-sociale, quanto su quello amministrativo-istituzionale. E’ a questi paesi che occorre guardare con fiducia. Ciò che li unisce non è stato il colore dei governi, ma il segno delle loro politiche. A connotare il loro successo è stata la qualità della reazione alla paura dell’integrazione competitiva dei mercati e dei sistemi economici. Dare una risposta di fiducia e di concretezza alle molte paure che la globalizzazione inevitabilmente porta con sé, convincere delle grandi opportunità di sviluppo civile ed economico che essa offre, costituisce il primo banco di prova della maturità delle classi politiche e della loro volontà riformatrice. Su questi temi, i Riformatori Liberali hanno l’ambizione di contribuire al rafforzamento delle posizioni e delle proposte liberali, liberiste, laiche, radicali e democratiche all’interno della Casa delle Libertà.

Perché la CdL
Le coalizioni che si confronteranno nell’appuntamento elettorale delle prossima primavera non sono certo diretta espressione delle tradizioni e opinioni politiche a cui intendiamo dar voce. Ma non vi è dubbio che non sono affatto equidistanti dalle proposte liberali che riteniamo debbano improntare la politica di governo. Al contrario. Le riforme tentate e quelle realizzate dalla coalizione del centrodestra (nei campi della fiscalità, della previdenza, della giustizia, del mercato del lavoro, del welfare e dell’istruzione) non sono state criticate, da sinistra, per la loro insufficienza, ma, al contrario, sono state denunciate per la loro violenza “eversiva”, per la loro natura “infame”, per essere atti di “macelleria sociale”. Rispetto alla modernità, e alle riforme liberali, il Centrosinistra si è regolarmente schierato dalla parte opposta. Si potrebbero fare decine e decine di esempi. Uno per tutti, la politica internazionale. Come tutte le democrazie del pianeta, l’Italia è sottoposta all’offensiva politica e terroristica del fondamentalismo islamico contro i principi ed il corpo stesso delle istituzioni liberali. Dopo l’11 settembre, il governo italiano ha dovuto velocemente regolare i conti con una politica estera, diffusa in Europa, che in ossequio al principio della “non ingerenza” e ad un multilateralismo di maniera, avrebbe rischiato di lasciare ancora più soli di quanto non siano gli Stati Uniti d’America. Il governo Berlusconi ha coraggiosamente schierato l’Italia a fianco della politica del presidente Bush e di Tony Blair di promozione internazionale della libertà e democrazia, intese come fondamento irrinunciabile delle politiche di sicurezza. Il radicale ancoraggio politico dell’Italia a questa politica di libertà, democrazia e sicurezza ha suscitato nella gran parte del Centrosinistra violente reazioni antiamericane e antioccidentali, che diverrebbero disastrose quando valessero a definire, da posizioni di governo, il ruolo internazionale dell’Italia.

E la laicità?
Non c’è dubbio che sui temi della laicità e delle scelte individuali vi siano oggi molti punti di conflitto fra la nostra impostazione e le posizioni prevalenti nel centrodestra. Non vogliamo attenuare il dissenso dalla scelte compiute dalla maggioranza della CdL, ad esempio, sulla fecondazione assistita o in merito ai cosiddetti Pacs. Tuttavia va riconosciuto che su questi temi, comunque trasversali e necessariamente oggetto di un aperto confronto parlamentare, mai il governo Berlusconi ha imposto ai dissenzienti l’obbligo di adeguarsi alla regola di maggioranza. D’altra parte, il numero e la qualità dei dissensi pubblicamente espressi vale a rassicurare della piena compatibilità della nostra presenza a fianco della casa delle Libertà. Per noi laicità significa fiducia nell’individuo, nella sua responsabilità di fronte alle conseguenze delle proprie scelte, nella sua libertà di coscienza: e per questo la contrapposizione che conta non è affatto fra laici e cattolici (o esponenti di qualsiasi altra religione) ma fra liberali e illiberali di qualunque credo e qualunque ideologia (statalismo laicista compreso).

La riforma liberale
Alle diverse varianti - tutte ugualmente corporative, stataliste, protezioniste, nazionaliste e isolazioniste - della “politica della paura”, che rischiano di contendersi, da destra come da sinistra, il governo del paese, occorre contrapporre l’alternativa di una “riforma liberale”. Nell’ultimo quinquennio si è finalmente sdoganato il glossario di una possibile politica riformatrice: liberalizzazioni, sussidiarietà, workfare, sburocratizzazione, outsourcing, flessibilità, innovazione, competitività, economia della conoscenza, promozione della libertà e della democrazia, riforma delle istituzioni internazionali… Ma, nonostante gli innegabili passi avanti compiuti grazie all’azione del governo, non si può dire che a queste parole abbia fatto seguito un complesso di scelte e di riforme coerenti e coraggiose. Guai tuttavia a sottovalutare il tenore e la durezza dell’opposizione praticata dal Centrosinistra ogni volta che queste “parole d’ordine” riformatrici hanno contrassegnato le politiche di governo della Casa delle Libertà. L’interesse alla conservazione, che unisce i referenti e le organizzazioni sociali su cui poggia l’assetto del sistema di potere italiano, e che si raccolgono attorno alla candidatura di Romano Prodi, non coincide con l’interesse del paese. Sarebbe assurdo ritenere che la Casa delle Libertà sia oggi in affanno per avere troppo “forzato” sui temi della modernizzazione (solo parzialmente affrontati) e per non avere abbastanza concesso alla politica dei propri avversari. Per queste ragioni, riteniamo che il rilancio dei temi della riforma e della modernizzazione liberale potrebbe restituire forza ad una coalizione, che non si può, neppure elettoralmente, permettere di essere conservatrice, e che deve raccogliere le sfide del futuro, lasciando ad altri le illusioni del passato.

Questa è la sfida che riteniamo la CdL debba raccogliere. Questo è il contributo che pensiamo di dovere assicurare, ben sapendo di rappresentare, su molti temi, posizioni oggi di minoranza. Esse sono tuttavia diffuse fra le italiane e gli italiani ben oltre i termini della loro attuale rappresentanza politica. Queste proposte possono senz’altro trovare accoglimento in una coalizione, la CdL, che deve la propria stessa origine e le proprie fortune elettorali alla speranza di cambiamento e di maggiore libertà.